migrazioni

28 dicembre 2005

The sound of silence...

... è assordante, a volte, il suono del silenzio. Più di un bombardamento.

19 dicembre 2005

Nulla è perduto.

C'è sempre una possibilità per i regali per Natale dell'ultimo minuto...

06 dicembre 2005

Potenza delle vocali

Sto finendo di leggere in questi giorni Millennio, di Vasquez Montalban. Quando un libro mi piace difficilmente me ne stacco, quindi me lo porto in ufficio, un po' per leggerlo in metropolitana (quando riesco a guadagnare il minimo di spazio vitale...) e un po' per leggerlo quando il carico di lavoro è ai livelli di guardia e ho bisogno di staccare per qualche minuto.

Ieri esco, salgo sull'ascensore insieme ad una collega, che vede il libro e dice "Ah, bello, pensa che io l'ho scoperto da poco"
"Mmmh... io lo conosco da un bel po'"
"Ma dai.. io l'ho conosciuto perchè lo hanno fatto in televisione"
"...??"
"Me ne parlavano tutti, di questo Montalbano, alla fine l'ho guardato e mi è piaciuto. Il libro come è?"

Ora, io in genere in questi casi sono perfida ai limiti della crudeltà, ma non ho avuto il coraggio di dirle che il Montalban scritto sulla copertina era l'autore, e che il detective protagonista di quel libro si chiama Pepe Carvalho e non Salvo Montalbano... E chissà se le avessi anche detto che Montalban è morto, o che il nome Montalbano non è un caso...

Per inciso, il libro è bellissimo; e mi ha fatto venire voglia di vedere Timbuctù.

18 ottobre 2005

C'è una marea...

... nelle vicende umane, che presa al flusso porta alla vittoria.

E quando le vicende umane sono in bonaccia totale che si fa?

Raramente ho vissuto un periodo di apatia peggiore di questo. Considerato che appartengo alla scuola del "non si finisce mai di imparare", quindi difficilmente mi fermo se all'orizzonte c'è qualcosa di nuovo da scoprire, non è che la vecchiaia mi ha colto di sorpresa e ormai mi sono avviata per la discesa?

Intanto, oggi pomeriggio faccio un salto in libreria, vediamo se mi smuovo un po'...

12 ottobre 2005

Un dramma, come no...

Sulla vicenda di Lapo Elkann si è detto di tutto e di più, e francamente, già ci siamo stufati. Una considerazione però va fatta: in tutti gli articoli pubblicati si è messo l'accento sul "dramma" del manager.

La domanda sorge spontanea: ma dramma de che?
Lapo (un nome così è già una disgrazia, va detto) ha 28 anni, è ricco come il 90% dei ventottenni italiani nemmeno si sogna di essere; ha un incarico in Fiat che gli è stato cucito addosso senza che nessuno si preoccupasse di verificare se ne era all'altezza (e si vede, date le sue perfomances radiofoniche), semplicemente per meriti di parentela; è nipote di uno dei più rispettati rappresentanti del capitalismo italiano, che molti continuano a rimpiangere; insomma, non dico che non gli mancasse nulla, perchè nel suo cervello non si può essere e senza dubbio i suoi momenti di smarrimento li ha avuti anche lui, e di fronte a qualcosa di più corposo di un congiuntivo, ma da qui a classificare "dramma" le conseguenze di una scelta scellerata e imbecille, ce ne corre. Non risulta che qualcuno abbia trascinato in catene il rampollo nella casa del transessuale, nè che la cocaina gli sia stata somministrata a forza, anzi pare che ne avesse una buona scorta nel momento in cui si è presentato. Non credo proprio che per procurarsi la droga e la compagnia abbia fatto debiti. Insomma, come si dice, ha fatto tutto da solo. Per quanto lo si possa prendere in giro, perchè sicuramente qualche problema con l'italiano ce l'ha, e i suoi gusti in fatto di abbigliamento lasciano a desiderare (le "felpe Fiat" sono fra le cose peggiori mai prodotte da un'industria tessile), non risulta che sia cerebroleso, quindi sarà responsabile delle sue scelte, e non vedo cosa ci sia da compatire. A meno che non abbia pensato che, data la sua diretta discendenza dagli Agnelli, tutto gli fosse permesso, con impunità garantita. Nel qual caso, andrebbe allontanato non solo dalla Fiat, ma da qualunque attività sappia anche lontanamente di managerialità e professionalità. Senza compatimenti, direttamente un calcio nel sedere, e torna quando avrai imparato qualcosa.
Il nonno, che pure non era esente da chiacchiere sulla sua passione per polverine varie (ogni volta che era fuori scena per un po' si diceva fosse entrato in clinica per disintossicarsi), lo avrebbe fatto certamente. Poichè è venuto a mancare, ci si augura che almeno il padre, dopo la sua giusta indignazione per essere stato invitato a parlarne in televisione mentre ancora non si sapeva se il figlio avrebbe passato la notte, provveda in misura adeguata.

Dire "in miniera" è un tantino anacronistico, ma un annetto di catena di montaggio non gli farebbe male, magari non in una fabbrica del gruppo, per evitare qualunque rischio che gli si porga un occhio di riguardo. Se non altro, imparerebbe a pensare prima di fare idiozie.

28 settembre 2005

Il mondo è bello (...) perchè è vario

Certo è che non si finisce mai di stupirsi...

LEGA: BASTA FERILLI, SPOT CONSUNTO CENTROSINISTRA
"Basta con questa Ferilli, spot ormai consunto del centrosinistra. Dopo essersi proposta come icona, dall'esito disastroso, della campagna referendaria per la fecondazione assistita e dopo che lei stessa, per comprovare il suo schieramento a sinistra si fa fotografare a braccetto con Piero Fassino alle feste dell'Unita', la Ferilli ora ci angustia con un eccesso di presenze anche sulla TV di Stato, come ieri sera". Lo ha dichiarato la deputata della Lega Francesca Martini aggiungendo: "Per gente del genere e' ora di applicare la par-condicio!".
(da La Repubblica, ma anche sul Corriere della Sera)


Non era più semplice e meno ridicolo dire "La Ferilli è una pessima attrice, sarebbe bene si vedesse un po' meno in tv"?

E poi, la par condicio di che? Come? Si chiede a tutti gli attori che firmano un contratto per le fiction di dichiarare la loro intenzione di voto? E se sono astensionisti che si fa? E perchè non applicare il criterio anche ai cameramen, ai tecnici del suono e delle luci, che potrebbero boicottare un artista di diverso orientamento politico con una luce sbagliata o un microfono difettoso?

E soprattutto, perchè certa gente non conta fino a un miliardo prima di dare fiato ai denti?

26 settembre 2005

Ipocrisia portami via... - 2

Ipocrisia 2: la trasmissione Le Iene manda in onda un filmato in cui un noto giornalista televisivo promette ad una ragazza di farla lavorare nel mondo dello spettacolo, ma siccome non si fa niente per niente, si aspetta che lei lo ripaghi nel modo che le è più congeniale (pare che le precedenti esperienze di spettacolo della fanciulla consistessero nel presentare sulle tv locali spettacoli pornografici nemmeno troppo soft). Uh, che schifo... si sa che le aspiranti veline-letterine-schedine sono tutte plurilaureate con la passione per l'arte, mai e poi mai immaginerebbero che personaggi così sinistri si aggirino dietro le quinte. Che poi le suddette non riescano ad esprimere la loro abissale cultura e preferiscano farsi fotografare con il calciatore o l'attorucolo di turno, non è importante. Si sa, quando il sacro fuoco ti prende, non c'è nulla da fare, ogni razionalità cade.

Ipocrisia 3: Miss italia nella bufera: sono state diffuse delle sue foto, fatte per un calendario, in cui la ragazza era ritratta in pose da pin-up anni 50. In quelle foto si vede esattamente quello che la bellissima ha mostrato sfilando sul palco a Salsomaggiore, anzi forse anche qualcosa di meno. Ma le aspiranti miss sono prima di tutto ragazze di buona famiglia, e queste cose non devono farle.

Il titolo comunque è salvo, lei ha dichiarato che il suo sogno è laurearsi in giurisprudenza e fare l'avvocato. Del resto, la giustizia italiana ha tempi biblici, fra un'udienza e l'altra si può trovare di meglio da fare che studiare codici ed interpretare sentenze.

L'ipocrisia è spesso il motore delle nostre giornate, tutti, per necessità o per volontà, siamo ipocriti; del resto, a non esserlo mai ci vuole coraggio, ed in un paese dove, come diceva Longanesi, il motto è "Tengo famiglia" non ci si può aspettare granchè.

Però (ipocritamente...) pensiamo che certe categorie siano immuni dalle debolezze umane, che certe cose non hanno motivo di farle. Poi scopriamo che invece le fanno eccome, e allora pensiamo, banalmente ed ipocritamente, che i soldi non fanno la felicità, e la nostra coscienza è a posto.

Ipocrisia, portami via

Premessa indispensabile: a casa propria, ognuno fa quello che gli pare, basta che non danneggi nessuno.

Detto questo, le immagini della supertop model strapagata Kate Moss mentre si prepara le piste di cocaina non sono il massimo dell'edificante. Ma è molto meno edificante l'ipocrisia del suo mondo (un mondo dove, come ha ben sottolineato Michele Serra in un suo corsivo, con la cocaina ci impanano le cotolette), che appena è stato messo in piazza quello che tutti, nessuno escluso, già sapevano (e non solo riguardo alla Moss), ha immediatamente provveduto a scaricare la ragazza, troncando i contratti miliardari che avevano con lei. Come se chiudere un rapporto di lavoro, perchè di questo si tratta, fosse di per sè garanzia di verginità, come se bastasse dire "da ora in poi, con quella non avremo mai più a che fare" per passare d'incanto dalla parte dei giusti.
Nel frattempo, la modella ha dichiarato che si sta per ricoverare in clinica per disintossicarsi e che con la droga non vuole avere più nulla a che fare. Ma guarda, proprio ora che è stata data in pasto alle folle e che, non secondario, ha perso miliardi, si accorge che la droga è brutta e cattiva.
Poi dicono che i media non sono educativi.

Il mondo sta per finire...

Stamattina ero preparata al peggio: dovevo andare a pagare le bollette, siamo alla fine del mese, mi aspettavo un ufficio postale a metà fra una bolgia dantesca e una strada del centro in periodo natalizio; sono uscita dalla metropolitana mettendo in pratica tutti i riti propiziatori necessari a far sì che il mio sistema nervoso non ne uscisse distrutto.

E invece direi che posso cominciare a credere ai miracoli: non solo non c'era nessuno nell'ufficio, ma un gentilissimo (o forse è che non avendo niente da fare si poteva permettere di stare attento alla clientela) impiegato che era in sala mi ha anche accompagnato allo sportello.

Siamo vicini alla fine del mondo, penso.