No pasaran...
Anni fa lessi con molto piacere il diario del viaggio in motocicletta attraverso l'America Latina di Ernesto Che Guevara e del suo amico Alberto Granado. Recentemente ho comprato Un Gitano sedentario, autobiografia di Granado, pensando di trovare, se non la cronaca del viaggio, almeno qualche notizia particolare sulla vita del Che, personaggio che secondo me contnua ad esercitare il suo fascino, al di là di magliette e bandiere.
Non avessi mai preso in mano quel libro... A parte lo stile, che probabilmente vuole essere colloquiale ma risulta più simile ad un tema scritto da un bambino di terza elementare, ma non avendo le conoscenze necessarie per leggerlo in lingua originale non posso dire se sia una scelta o una necessità, sono centinaia di pagine in cui si esalta per migliaia di volte la rivoluzione socialista a Cuba, la straordinaria carica umana ed intellettuale di Fidel (sic), l'eroismo del popolo cubano, e naturalmente si pone l'accento indignato sul complotto delle multinazionali e dei paesi capitalisti per far fallire il più fulgido esempio di socialismo mai realizzato nel mondo, ora che (parole testuali) anche l'Unione Sovietica "ha ceduto alle lusinghe del consumismo, con il traditore Gorbaciov".
L'embargo verso Cuba è una cosa insopportabile; sicuramente, negli USA c'è chi non gradisce avere un paese socialista a pochi chilometri dalle proprie coste, sicuramente fra quelli che fuggono dall'isola ci sono anche dei provocatori (l'epiteto più gentile con cui vengono bollati nel libro è "spie del capitalismo"...), ma definire quello che è stato comunque un evento epocale, come la caduta del muro di Berlino, con tutto quello che nel bene e nel male ha comportato, un "cedere alle lusinghe capitaliste" e definire chi per quell'evento ha lavorato "traditori" mi sembra degno delle migliori risoluzioni del Soviet Supremo. Definire Cuba "l'isola della libertà" direi che equivale a trattare una parte del mondo come una massa di imbecilli che non aprono un giornale e non ascoltano la radio, che soprattutto non viaggiano (il turismo "capitalista" immagino sia una risorsa irrinunciabile per l'isola) e quando lo fanno non si guardano intorno.
Cuba ha una delle più basse mortalità infantili del mondo, e i progressi della scienza medica in quel paese sono impressionanti, e questo si sa da tempo, come è innegabile che la percentuale di analfabeti nel paese sia pari o vicina allo zero. E queste sono realizzazioni sicuramente fondamentali per un popolo che prima era considerato riserva di braccia per i mercanti di schiavi e poi ha subito una delle dittature più crude dell'America Latina; ma l'economia cubana, anche da prima dell'embargo, non era certamente fra le più floride, persino per una zona del mondo dove la situazione economica è disastrata; se la gente fugge dall'isola (non saranno milioni, ma l'esodo è costante, tanto che anche le autorità lo hanno amesso e hanno allargato un po' le maglie dei controlli), non sarà solo perchè si fa abbindolare dai dollari USA o perchè è allergica alla canna da zucchero... Insomma, capisco l'entusiasmo, ma negare quella che è un'evidenza per tutti, cioè che a fronte delle realizzazioni in campo sociale c'è una dittatura che nega ogni forma di dissenso, che nelle prigioni cubane oltre ai delinquenti comuni ci sono giornalisti e intellettuali "non allineati", è un arrampicarsi sugli specchi degno di miglior causa; farebbe tenerezza, se non fosse grottesco.
Non avessi mai preso in mano quel libro... A parte lo stile, che probabilmente vuole essere colloquiale ma risulta più simile ad un tema scritto da un bambino di terza elementare, ma non avendo le conoscenze necessarie per leggerlo in lingua originale non posso dire se sia una scelta o una necessità, sono centinaia di pagine in cui si esalta per migliaia di volte la rivoluzione socialista a Cuba, la straordinaria carica umana ed intellettuale di Fidel (sic), l'eroismo del popolo cubano, e naturalmente si pone l'accento indignato sul complotto delle multinazionali e dei paesi capitalisti per far fallire il più fulgido esempio di socialismo mai realizzato nel mondo, ora che (parole testuali) anche l'Unione Sovietica "ha ceduto alle lusinghe del consumismo, con il traditore Gorbaciov".
L'embargo verso Cuba è una cosa insopportabile; sicuramente, negli USA c'è chi non gradisce avere un paese socialista a pochi chilometri dalle proprie coste, sicuramente fra quelli che fuggono dall'isola ci sono anche dei provocatori (l'epiteto più gentile con cui vengono bollati nel libro è "spie del capitalismo"...), ma definire quello che è stato comunque un evento epocale, come la caduta del muro di Berlino, con tutto quello che nel bene e nel male ha comportato, un "cedere alle lusinghe capitaliste" e definire chi per quell'evento ha lavorato "traditori" mi sembra degno delle migliori risoluzioni del Soviet Supremo. Definire Cuba "l'isola della libertà" direi che equivale a trattare una parte del mondo come una massa di imbecilli che non aprono un giornale e non ascoltano la radio, che soprattutto non viaggiano (il turismo "capitalista" immagino sia una risorsa irrinunciabile per l'isola) e quando lo fanno non si guardano intorno.
Cuba ha una delle più basse mortalità infantili del mondo, e i progressi della scienza medica in quel paese sono impressionanti, e questo si sa da tempo, come è innegabile che la percentuale di analfabeti nel paese sia pari o vicina allo zero. E queste sono realizzazioni sicuramente fondamentali per un popolo che prima era considerato riserva di braccia per i mercanti di schiavi e poi ha subito una delle dittature più crude dell'America Latina; ma l'economia cubana, anche da prima dell'embargo, non era certamente fra le più floride, persino per una zona del mondo dove la situazione economica è disastrata; se la gente fugge dall'isola (non saranno milioni, ma l'esodo è costante, tanto che anche le autorità lo hanno amesso e hanno allargato un po' le maglie dei controlli), non sarà solo perchè si fa abbindolare dai dollari USA o perchè è allergica alla canna da zucchero... Insomma, capisco l'entusiasmo, ma negare quella che è un'evidenza per tutti, cioè che a fronte delle realizzazioni in campo sociale c'è una dittatura che nega ogni forma di dissenso, che nelle prigioni cubane oltre ai delinquenti comuni ci sono giornalisti e intellettuali "non allineati", è un arrampicarsi sugli specchi degno di miglior causa; farebbe tenerezza, se non fosse grottesco.

3 Comments:
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Anonimo, at 3:53 AM
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Anonimo, at 3:54 AM
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